cenni storici

 

 origine del nome Casalborgone
Come per molti altri centri abitati  del Piemonte in cui il vocabolo casale è rimasto a far parte del nome, il termine stava ad indicare nell’alto medioevo un piccolo nucleo di abitazioni rurali. L’abitato probabilmente, come gruppo di poche case senza importanza, esisteva già prima dell’anno 1000, come conferma anche l’appellativo dialettale rimasto al centro storico di Casalborgone “’l Leu”, derivato dal latino locus attribuito a partire dal X secolo ai piccoli insediamenti rurali. Una pergamena conservata presso l’archivio comunale di Chivasso, datata 7 marzo 1265, è il più antico documento, ad oggi noto, in cui si parla di Casale Bergonis. Si ritiene che il toponimo  derivi da un nome proprio Bergo-Bergonis,  latinizzazione di un nome germanico,  tramandatosi dai tempi delle occupazioni longobarde e appartenuto ad un individuo, forse il proprietario, che lasciò il suo nome al casale. Casale Bergone era pertanto il nome del luogo. Nei  documenti  dei secoli successivi comparirà la dizione Castrum Bergonis  che indica, a partire dal primo trentennio del secolo XIII, la costruzione di un castello e la fortificazione del centro abitato. Si ritiene che la nuova dizione Casalborgone abbia, dal XV secolo,   soppiantato quella originaria a causa dell’errata pronuncia dei notai torinesi che cominciarono a scrivere sui documenti Casale Burgonus assimilando il toponimo a Burgo-Burgonus per similitudine con Borgone di Susa, interpretandolo erroneamente come accrescitivo di “borgo”.
primi insediamenti
Si suppone che un insediamento esistesse già molti secoli  prima della nascita di Casale Bergonis. Nei secoli scorsi si trovarono  nei campi della pianura circostante monete romane, recanti il nome e l’effigie dell’imperatore Gordiano, mattoni, anfore per le offerte, una lapide sepolcrale,  tracce di lastricato al di sotto degli attuali piani stradali. Questi reperti risalenti al I secolo d.C.  fanno supporre l’esistenza di un abitato, in prossimità di un antico percorso stradale romano lungo il torrente Leona, alla confluenza delle vie che portavano all’allora fiorente Industria. Forse si chiamava già Triblea, o Trebledo, come il piccolo centro che successivamente verrà citato, nell’anno 999, tra molte altre località, in un diploma dell’imperatore Ottone III che ne  confermò il possesso al vescovo Leone di Vercelli. Confermò cioè un possesso già conferito alla chiesa Vercellese nell’anno 882 dall’imperatore Carlo il Grosso. Sul poggio non esisteva ancora il castello, ma un piccolo agglomerato di case: il “casale”, il nome del cui proprietario di origine germanica “Bergone” è giunto sino a noi, restando attribuito al nucleo abitato che stava sorgendo.
le antiche parrocchieSui colli vicini possiamo immaginare piccoli centri rurali e casolari sparsi. Di alcuni conosciamo il nome, pur essendo oggi totalmente scomparsi, perché vennero erette le chiese di Sant’Andrea di Pinerano, San Martino di Placibello, San Pietro di Lifengo, e San Siro; luoghi in cui ancora oggi è visibile una cappella campestre.Tutte queste piccole località, costituite da gruppi di case sparse,  si spopolarono nel corso del ‘200 per effetto dell’accentramento degli abitanti sotto l’ala protettrice del centro incastellato sino a scomparire definitivamente.Per quanto concerne la giurisdizione ecclesiastica sin dai primordi due parrocchie svolsero il loro ministero pastorale a Casalborgone: San Siro, appartenente alla Diocesi di Torino, la cui chiesa recentemente salvata dall’incuria di decenni di abbandono è visibile sul colle ad ovest del centro incastellato e S. Maria Trebea dipendente dalla diocesi di Ivrea, di cui, nei documenti ecclesiastici, continuò ad essere citata la chiesa titolata a Sancta Maria Treblea, dopo la scomparsa dell’abitato dell’antica Trebea, e tutt’oggi chiesa cimiteriale di Casalborgone.L’accentramento degli abitanti intorno al castello e receptum portò alla decadenza le due piccole parrocchie. I rispettivi parroci presero a celebrare nella cappella del castello, dedicata a S. Maria Maddalena originando dissapori e controversie che portarono, nell’anno 1673, il vescovo di Torino a cedere la parrocchia di San Siro al vescovo di Ivrea e successivamente nel 1738 alla sua soppressione per unificazione sotto un’unica parrocchia: Santa Maria Trebea che fu soggetta al Vescovo di Ivrea fino al 1805, quando passò all’Arcidiocesi di Torino. Infine il 1° ottobre 1986, la parrocchia, ab immemorabili sotto il titolo di S. Maria Trebea, assunse la nuova denominazione di Parrocchia  S. Carlo Borromeo.

i signori del “leu”

Trebea era sottoposta alla giurisdizione del Marchese di Monferrato già prima dell’anno 1164; con diploma rilasciato nel castello di Belforte, l’imperatore Federico I in tale data infatti  la  riconfermò al Marchese Guglielmo il vecchio.

All’inizio del ‘200 il territorio era condiviso da due famiglie: i signori di Tribia, che possedevano terreni e diritti giurisdizionali, e i signori di Cocconato, poi chiamati Radicati, che possedevano metà di un castello, parte dei  diritti di pedaggio ed un “albergum”, ovvero l’obbligo di fornire gratuitamente ospitalità ai sovrani, signori ed ecclesiastici e al loro seguito, in occasione di viaggi, visite, ispezioni, e per l’ amministrazione della giustizia.

Sul finire  del XII secolo era iniziata l’ascesa dei  Cocconato. Possedevano castelli nei feudi ricevuti dal Marchese di Monferrato che già nel 1224 li elencò tra i suoi “milites”. Erano signori di Cocconato, Tonengo, Aramengo, Primeglio, Robella, Brozolo, Passerano e Casalborgone. A queste e altre famiglie signorili  si unirono anche i signori di San Sebastiano, che da epoca remota dominavano il  territorio ove sorse la località di Radicata, scomparsa dopo il XII secolo. Alla metà del XIII secolo formarono un  consortile, la domus hospicium Radicate appropriandosi del  nome degli antichi signori  di Radicata, ormai estinti. Tale titolo  dal XVI secolo assunse la forma cognominiale “Radicati”.

La famiglia dei Di Tribia si era trasferita a Chieri e presto sparirà anche il centro abitato di Trebea, tanto che, nei secoli  successivi se ne perderà addirittura la memoria. Resterà solo l’attuale chiesa, circondata dal cimitero, a tramandarne il nome.

Per oltre tre secoli si succedettero in “Castrum Bergonis” i conti Cocconato del consortile di Radicata, sempre cercando di non soccombere alle mire espansionistiche dei più potenti vicini: i duchi di Savoia, i Visconti, gli Sforza, i marchesi di Monferrato, con cui si alternavano ostilità e alleanze. Il castello fu occupato più volte. Guidone di Cocconato, figlio di Alemanno,  fu il primo dei signori di Casalborgone ad essere definito comes Radicate in un documento stipulato a Casorzo nell’anno 1305 ed ottenne dall’imperatore Enrico VII il 28 dicembre 1310 il riconoscimento dei diritti e beni goduti dalla famiglia in  Casalborgone, Cocconato e 20 altre località.

Nel 1503 l’Imperatore Massimiliano sottomise i conti di Radicata a suo genero Filiberto II Duca di Savoia, concedendogli l’investitura di tutti i feudi, ma unico a rendergli omaggio di fedeltà fu Raniero di Cocconato conte di Casalborgone

Nel decennio successivo una parte del feudo venne venduta al Duca Carlo III di Savoia che ne investì nel 1532  il Cavalier Nicolò Balbis di Vernone, con patto di riscatto dopo 100 anni. Frattanto nel 1530 i conti Radicati erano stati reinvestiti dei loro feudi dall’imperatore Carlo V, e pertanto il castello fu condiviso con coabitazione non sempre amichevole, tra i Radicati ed il signore di Vernone. I documenti citano una casa accanto alla torre dei Radicati divisa dal giardino.

Negli anni successivi si succederanno diversi proprietari, i conti Goveano ed il conte  Masseratti, finché, ritornato il feudo di Casalborgone a Maria Cristina di Savoia nel 1632, per scaduti termini di riscatto, sarà da questa ceduto nel 1638 al conte Mario  Broglia che aveva sposato Caterina S. Martino  di Agliè, morta  nel 1629  lasciandolo vedovo con castelli, beni, ragioni feudali e  giurisdizioni su quel contado.

In cambio, alla Madama Reale Maria Cristina di Savoia, che, con la cessione del feudo, castello e pertinenze di Casalborgone, saldava anche un debito contratto dal Duca di Savoia Carlo I con Carlo Broglia arcivescovo di Torino,  andò la sesta parte di Agliè e luoghi annessi.

Il Castello e il titolo di conte di Casalborgone, per il prematuro decesso dell’ultimo discendente dei Broglia, Mario Carlo Broglia che morì a Villa Nueva di Lima il 17/4/1896, passarono  in successione ereditaria per via materna, al nipote Ferdinando Morozzo della Rocca, che nominato conte di Casalborgone nell’anno 1902, fu l’ultimo conte di Casalborgone non avendo avuto discendenti.

In occasione del matrimonio, il conte Morozzo  fece integralmente restaurare gli appartamenti del castello  con interventi che ne hanno in parte snaturato l’eleganza seicentesca. Infine, venduto nel 1970, è tuttora di proprietà privata. Negli anni passati, per gentile concessione dei proprietari era possibile in determinate circostanze, concerti e spettacoli teatrali, accedere ai giardini ed al piano del salone da ballo.

a cura di Maria Grazia MAISTRELLO MORGAGNI

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