Visitare il Leu

a cura di Maria Grazia Maistrello Morgagni

Visitare il “Leu” di Casalborgone
Quattro passi nella storia

Il più significativo monumento di Casalborgone è il suo centro storico, assaporato nella sua interezza, soltanto così i singoli edifici armonicamente inseriti nella struttura urbana, circondata a sud da bastioni cinquecenteschi, possono essere apprezzati.
Il ”leu”, dal latino locus, così ancora oggi lo chiamano gli abitanti, ha conservato intatte le caratteristiche impresse a partire dal XIII secolo e nel corso di circa cinquecento anni dai Signori e dalla Comunità di Casalborgone. Il nucleo originario di abitazioni si sviluppò attorno al castello, con insediamenti dapprima nel “castrum planum o receptum” e successivamente fu costruita la cortina di case costituente la villa. Tra il ‘600 ed i primi anni del ‘700 si sopralzarono alcune case medievali e in sostituzione di altre crollate si elevarono eleganti e sobrie dimore.
Sostanzialmente nulla è mutato dell’aspetto che il “Leu” aveva agli inizi del ‘700: le mura su due livelli delimitanti le contrade un tempo dette del “fosso inferiore” e “fosso superiore”, le porte di accesso, le vie acciottolate che si snodano tra le cortine di case, le chiese, il castello. Qui quasi ogni pietra ha una storia da raccontare.


Percorsa la breve salita che conduce al centro storico e superato sulla destra un bastione su cui si affacciano giardini pensili e una piccola nicchia con una statua di S. Isidoro, vi troverete dinanzi la prima cinta di mura. Questa cortina difensiva venne costruita dagli uomini di Casalborgone all’inizio del XVI secolo a protezione della “villa” che si era sviluppata ai piedi del castello e al di fuori delle mura del “castrum planum “ o ricetto ”, probabilmente già cinto di mura dal XIII secolo.
Sulla destra passeremo sotto la porta anticamente detta “di Passerano”. Conserva ancora traccia dei cardini che sorreggevano il pesante portone che ogni sera veniva chiuso a protezione dell’abitato. Gli uomini di età compresa tra i 18 ed i 60 anni avevano l’obbligo di contribuire alla sorveglianza notturna.
Sulla sinistra, nell’attuale piazza Morozzo della Rocca, è stato ricavato un piccolo parcheggio nello spazio anticamente occupato da una peschiera. Sotto il muro di sostegno della strada, l’Abate Tommaso Broglia, figlio del conte Mario Broglia che era divenuto il nuovo signore del “luogo” nel 1638, fece scavare uno scolo per far confluire le acque piovane in una fossa, ricavata nel sito di una casa demolita, che divenne la peschiera della contrada San Giacomo. La famiglia Broglia la cedette in uso alla comunità nei primi decenni del 1800 ed era visibile ancora nel secolo scorso.
Percorrendo la contrada anticamente detta del “fosso inferiore”, ora via Palestro, si può ammirare dall’alto delle mura il paesaggio di dolci colli. Lungo corso Vittorio Emanuele II -ricordato come “viale degli Olmi” per gli alberi che lo fiancheggiavano fino agli anni ‘20 quando furono sostituiti dagli attuali platani- si tenevano i mercati e le fiere.
Giunti in prossimità della via Lanfranchi, dove trecento anni fa si aprivano due botteghe vi è ora un piccolo ristorante.L’edificio sul finire del ‘700 appartenne allo “speziale” Carlo Gianella e successivamente ospitò la Stazione dei Reali Carabinieri fin dai primi anni di costituzione dell’Arma, avvenuta nel 1814. Risulta infatti che a Casalborgone nel 1826 era stato assegnato un maresciallo. Ciò denota l’importanza attribuita alla località, unica delle otto Stazioni della Luogotenenza di Chivasso ad avere un maresciallo.
Proseguendo per la via Lanfranchi ci si affaccia sulla piazza Statuto, in passato centro vitale della comunità. Qui, il 15 di agosto, si svolge ogni anno almeno dal 1680, anno di rinnovo delle Patenti all’Abbadia di Casalborgone, la processione dell’Assunta con la partecipazione di tutti gli Abba’, ovvero “padri”, capi famiglia scelti per le loro qualità morali, rettitudine e prudenza. Sin da allora si effettuava la processione intorno al “Leu” portando la bella statua della Vergine che ancora oggi possiamo ammirare all’interno della chiesa di S. Maria Maddalena. Nel trascorrere dei secoli, a ricordo dei compiti degli Abbà che mantenevano l’ordine pubblico, specie in occasione di feste e balli ed erano gli unici ad avere facoltà di concedere l’apertura di balli pubblici nei confini del “Luogo”, nacque la tradizione del ballo del “drapeau”, cui segue l’apertura delle danze nel ballo a palchetto con le “ciroire”, fanciulle in abito candido che durante le funzioni religiose portano un cero acceso, e le “priore”, donne maritate in severo abito bianco e nero ingentilito dal vezzo di un grembiulino. Ogni anno la tradizione viene rigorosamente rispettata con eventi religiosi, civili e popolari codificati dallo Statuto dell’Abbadia.
La chiesetta a pianta ellittica e la facciata in mattoni di disegno tardo barocco con semplice sagrato di scalini è dedicata alla SS. Trinità. Fu fatta erigere nel 1711 in segno di gratitudine dai membri della Compagnia di S. Croce e dal Conte Giovanni Pier Luigi Broglia, grazie al cui intervento il paese fu risparmiato dal saccheggio e dalla distruzione da parte delle truppe francesi in ritirata, all’epoca dell’assedio di Torino nell’anno 1706. Fu sede della Confraternita di Santa Croce abitualmente detta “della SS. Trinità“.
Nell’edificio con l’antico stemma comunale risiedettero il Mandamento e la Pretura. Vi ebbe sede anche il Comune, nel corso del 1600. Sul finire del  ‘700 la sede Comunale fu trasferita, sempre sulla piazza, nell’edificio poco discosto , ancora recante la scritta Municipio e lo stemma comunale. Qui rimase sino al 1955. Non furono queste le uniche sedi, infatti ne risulta una più antica nella “contrada del fosso superiore”. E’ l’edificio nell’attuale via Regina Elena ove ancora campeggia uno stemma comunale. Qui tra la fine dell’800 e la prima metà del secolo scorso ebbe sede l’asilo infantile. Nei pressi di questo edificio si trovava uno degli antichi forni già rivendicati dalla “Comunità” nel 1270 e sul retro vi era una stanza con il torchio per le uve da vino.
Sulla piazza si affacciavano anche le botteghe. All’inizio del ‘700 una fornitissima bottega era situata nel piccolo edificio contiguo all’ultima sede del Municipio nel “Leu”. Un’altra piccola bottega era stata ricavata in un vano della muraglia sotto il giardino del castello e veniva affittata annualmente. Due botteghe più antiche, con stalla dietro e camere sopra, si trovavano nell’edificio sulla destra della chiesa di S. Maria Maddalena. Nel 1682, con conferma nel 1685, una di queste botteghe ed una stanza furono donate dal conte Broglia alla Comunità per la costruzione della sacrestia.
Al fondo della piazza si trova la porta un tempo detta di San Siro, dal nome di una antica parrocchia i cui resti si intravedono ancora tra la vegetazione sulla collina di fronte. Passando sotto la porta e percorso un breve tratto dell’attuale via Roma, è possibile, volgendosi, ammirare la cortina di case fondate sull’impianto urbanistico medievale, che possiamo immaginare ornate di logge dal nome del vicolo, oggi via Conte Radicati, anticamente detto “contrada delle logge”.
L’edificio costeggiante la via Conte Radicati fu, sul finire del ‘600 fino ai primi decenni del ‘700, adibito a filatura della seta. Nel palazzotto poco discosto abitò dal 1722 per alcuni anni il conte Ignazio Martino Adalberto Radicati di Passerano, considerato uno dei primi illuministi italiani. Perseguitato per i suoi scritti e le sue idee politiche, condannato dal Tribunale dell’Inquisizione, morì esule e derelitto in Olanda nel 1737.
La chiesa, dedicata a S. Maria Maddalena, chiude la piazza con l’incombente facciata in cemento, costruita nel 1894, nascondendo un preesistente portico in cotto. In epoca medievale era la cappella del castello e consisteva in una sola navata eretta nella prima cinta dei bastioni. La costruzione del corpo della chiesa vero e proprio è da considerarsi del ‘500 e cioè da quando il castello cominciò a perdere il suo valore quale opera di difesa del feudo dei Cocconato, per divenire abitazione signorile. L’antica cappella del castello divenuta la chiesa della Comunità venne modificata ed ampliata più volte: nel 1682, come testimonia la data impressa sull’alto della parete est della chiesa, la navata centrale venne prolungata verso la piazza; nel 1770 venne aggiunta la navata di destra e tra il 1819 ed il 1827 venne costruita la navata di sinistra. Il pavimento in pietra nella chiesa di S. Maria Maddalena celava i tumuli sepolcrali destinati ai Signori del luogo, parroci, membri delle confraternite, infanti ed infine tutti i restanti membri della Comunità residenti nel recinto.
L’attuale castello fu edificato sui resti dell’antica torre dei Cocconato, signori di Radicata dal XVI secolo detti Radicati, che dominarono dal XII secolo  alla seconda metà del ‘500. Alemanno Radicati nel 1518 vendette metà del castello al Duca Carlo III di Savoia e nel 1522 suo fratello Giovanni gli vendette anche l’altra metà. Il Duca di Savoia rivendette metà del castello nel 1533 al Cavaliere Nicola Balbis di Vernone, con patto di riscatto dopo 100 anni. Dopo vari passaggi di proprietà pervenne alla Reggente Maria Cristina di Savoia nel 1632, e sarà da questa ceduto nel 1638 al conte Mario Broglia che aveva sposato Caterina di Agliè. In cambio, alla Madama Reale Maria Cristina di Savoia, che con la cessione del feudo di Casalborgone saldava un debito contratto con la famiglia Broglia, andò anche la sesta parte dei diritti su Agliè. Saranno Pietro Luigi Broglia e suo fratello, l’abate Tommaso, figli del conte Mario a trasformare, riedificandolo ed ampliandolo di tre quarti, l’antico castello. I lavori terminarono nel 1658. Attorno al salone centrale, resto dell’antico “torrione castello”, divenuto poi il grande “salone da ballo” furono sistemati quattro appartamenti per ogni piano. Successivamente, vennero più volte ampliati i giardini “di delizie”: la struttura difensiva si era trasformata in un’abitazione signorile
Nell’anno 1902 Il Castello e il titolo di conte di Casalborgone, per il prematuro decesso dell’ultimo discendente dei Broglia, passarono in successione ereditaria per via materna, al nipote conte Ferdinando Morozzo della Rocca, che, non avendo avuto discendenti, fu pertanto l’ultimo conte di Casalborgone. In occasione del suo matrimonio, il conte Morozzo fece integralmente restaurare il castello con interventi che ne hanno in parte snaturato l’eleganza seicentesca. Infine, venduto nel 1970, è tuttora di proprietà privata. Negli anni passati, per gentile concessione dei proprietari era possibile in determinate circostanze, concerti e spettacoli teatrali, accedere ai giardini ed al piano del salone da ballo.
Percorrendo il sentiero che costeggia i giardini del castello, realizzato dal conte Broglia nel 1673 e anticamente detto “il sentiero della processione” la vista spazia da Castagneto, San Sebastiano ai colli dove si indovinano le cappelle campestri e le antiche cascine. I ruderi di una piccola torre “la turiela” o torricella sono ciò che resta delle strutture difensive del ‘200. Al termine del sentiero s’innalza la torre civica: qui si apriva la porta pusterla del ricetto e si dice vi fosse anche il ponte levatoio per l’accesso al castello.
Nell’edificio di fronte alla torre civica, affacciata sul “piazzetto del campanile” nei primi anni del ‘700 vi era l’osteria.
Scendendo per l’attuale via Valfrè, un tempo “Contrada San Giacomo” dal nome di una chiesa eretta proprio sull’angolo con la via Regina Elena e già crollata sul finire del ‘500, è da notare sulla destra un edificio costruito su una antica torre. Una parte di questo edificio apparteneva ai parroci di S. Maria Trebea già dal 1459. La parte verso sud la ricevettero in donazione nel 1653 con un legato della contessa Delia Radicati. Fu l’abitazione dei parroci sino al 1957 quando venne costruita la casa canonica al piano, dove già si erano trasferite le botteghe, la farmacia, le scuole, il municipio e la chiesa parrocchiale.
Al termine della discesa un piccolo edificio circolare forse residuo di una torre è ricordato dagli abitanti del “Leu” come la casa della “bela gigogin” , ritratta, in una cartolina dell’inizio del secolo scorso, sull’uscio intenta a filare. In epoca precedente fu probabilmente adibito alla riscossione dei pedaggi, delle gabelle sul sale ed al controllo di passeggeri e merci transitanti in occasione dei mercati e delle fiere che nei secoli passati richiamavano nel “Leu” commercianti e compratori da tutti i centri circostanti.
Questa è la storia. Raggiungendo il “Leu” si avverte il fascino del piccolo centro non ancora contaminato, dove è possibile, percorrendo le minuscole contrade che confluiscono al castello, sentire il silenzio parlare. Qui nel tramonto che colora di rosa i mattoni delle mura, i rondoni riempiono l’aria di ricami e di strida. Percorrendo il sentiero che circonda il castello, anticamente chiamato il “sentiero della processione”, è la dolce bellezza dei colli a conquistare: ci sono ancora i rii, i campi, i boschi, le cascine le cappelle, … S. Andrea, S. Martino, Trebea …

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